Eccoci qua. Allora è deciso: vogliamo aprire un agriturismo che si trova in Toscana e ci hanno detto che questa regione risulta essere la prima destinazione scelta in questo settore, che il turismo rurale è fonte di reddito ecc.. Va bene, d’accordo, ma ci siamo posti le domande giuste? Infatti, al fine della realizzazione di una strategia seria da imprenditore agricolo, dobbiamo capire se possiamo dare delle risposte concrete ad alcuni quesiti ben precisi e che “fanno la differenza”. Ecco quelli che riguardano gli elementi esterni:

Le Balze di VolterraIn quale paesaggio siamo immersi? Sarà la nostra prima risorsa!

Quindi guardiamoci bene intorno, oltre il paesaggio, arrivando a considerare le infrastrutture: la viabilità secondaria, i servizi pubblici, privati, sportivi, sanitari… Consideriamo anche le caratteristiche architettoniche: la nostra struttura dovrebbe fondersi con il paesaggio. E ancora: ci sono delle località particolari in zona che attraggono i turisti, come ad esempio l’etrusca Volterra o gli scavi archeologici di Populonia? C’è anche il clima di cui tener conto, non solamente per la gradevolezza ma anche per le colture consentite. Bisogna infatti considerare che dar vita ad un agriturismo significa rivitalizzare un territorio con le colture idonee integrate nel paesaggio, recuperare piante autoctone (ad esempio) per mantenere l’estetica primaria.

Quali sono gli aspetti culturali tipici della zona?

Parliamo di tradizioni contadine, gastronomia, artigianato.  Saranno importantissimi per la promozione dell’attività, da quelle didattiche a quelle di recupero, ad esempio, di antichi mestieri. La Regione Puglia, a questo proposito, ha varato recentemente questa delibera proprio per promuoverli e rivalutarli, perchè si sono resi conto dell’importanza che ricopre a livello territoriale la conservazione di queste ricchezze culturali. Per quanto concerne la gastronomia, magari un tempo si svolgevano delle feste locali andate in disuso e che possono ritrovare nuova linfa vitale grazie ad attività agricole che recuperano, appunto, prodotti tipici. In Calabria è recente l’assegnazione di un bando per il recupero di un palazzo storico che diverrà sede di un Museo dei Sapori e Valorizzazione Prodotti Tipici del comune di Spilinga.

Anche studiando la disponibilità di materiali locali legati all’artigianato possiamo ridare vita ad un patrimonio culturale che rischia di sparire nella nebbia del tempo. Stesso discorso per le tradizioni culinarie: la sfida di riscoprire antiche ricette che hanno contraddistinto la comunità agricola locale  e che utilizzavano prodotti legati strettamente al territorio ed alla tradizione. Spesso, durante le feste paesane, se ne ritrovano di eccellenti ma decisamente sottovalutati. Sono tutti, potenzialmente, prodotti di nicchia da rilanciare.Campo

In questo momento non mi viene in mente altro, ma ci sarà di sicuro qualche aspetto che ho dimenticato di menzionare e di mettere sul piatto della bilancia delle risorse esterne. In ogni caso la sfida non termina qui. Nel prossimo post approfondiremo insieme quali sono gli elementi  principali da analizzare per la valutazione delle risorse interne.

Alla prossima!

P.S. Nel frattempo potete leggere un ottimo volume a riguardo, scritto da Ilaria Vannini e Serena Fabbroni, e visitare il sito di Formazione Turismo per interessanti spunti ed articoli perchè, anche se rivolto ai giovani, contiene delle informazioni molto utili.

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Voglio un agriturismo: facciamo una prima analisi, 10.0 out of 10 based on 1 rating