Come ben sanno coloro che si occupano di turismo in prima persona, l’andamento dell’affluenza non è più realmente pronosticabile, neppure a breve termine.

Ogni anno assistiamo ad oscillazioni molto marcate, soprattutto in quelle località turistiche che non hanno un target di visitatori ben definito come invece, ad esempio, quelle marine e montane, e notiamo che gli alberghi soffrono un po’ meno di questa altalenanza poiché sono utilizzati in alcune tipologie di domanda rispetto ad altre per il turismo d’affari e congressuale, i soggiorni termali e/o benessere e la visita alle grandi città.

Nella Sintesi 2009 dell’ Osservatorio Nazionale del Turismo ci spiegano che “I turisti propriamente detti (che rappresentano quasi la metà dei viaggiatori totali) hanno ridotto il numero dei viaggi (-7,3%), mentre i viaggiatori d’affari hanno prevalentemente accorciato la durata dei loro soggiorni, tanto che i pernottamenti per motivi di lavoro fanno registrare un – 14,9%, a fronte di una riduzione molto meno marcata del numero dei viaggiatori (-3,3%). In generale, anche le scelte di alloggio si orientano decisamente verso il risparmio, in particolare approfittando dell’ospitalità di amici e parenti (+1,7% i pernottamenti).”Presenze Statistiche 2009

Quando parliamo di statistiche (quelle che ci arrivano dai vari enti pubblici e di settore), dobbiamo fare però alcune considerazioni: prima fra tutte che le classificazioni che propone il mercato sono diverse da quelle elencate dall’ Istat ed anche da quelle giuridico amministrative delle diverse regioni. Federalberghi, nell’ultimo rapporto 2010 sul sistema alberghiero, approfondisce quest’aspetto in modo chiaro. Ci spiega, infatti, che a fronte di un allargamento delle tipologie ricettive utilizzate dalla clientela dovrebbero essere identificate quelle che si caratterizzano per rappresentare, comunque, una gestione di tipo alberghiero. Il mercato e le classificazioni internazionali, che non valutano le diversità giuridiche e tipologiche esistenti nei vari paesi, e tantomeno le diversità fra singole regioni, seguono propri criteri e considerano i grandi gruppi alberghieri includendo nel numero delle strutture e delle camere anche i residences, i villaggi turistici, gli alloggi agrituristici e altri ancora a condizione che siano caratterizzati da gestioni di tipo alberghiero, cioè da una reception, dalla presenza di un servizio di pulizia e di riordino e dalla possibilità di ristorazione.

Si parla ormai sempre più frequentemente di centri o villaggi vacanza o, anche di resort, per indicare, appunto, un insieme di strutture ricettive, dal villaggio e dal campeggio, all’albergo ed agli appartamenti per vacanza, integrate con opzioni per il soggiorno ed il divertimento come teatri, centri benessere, tennis, vela, diving ecc. È questo un fenomeno che riguarda sia la destinazione Italia, specialmente per la sua caratterizzazione balneare e montana, sia le destinazioni estere che gli italiani scelgono per le loro vacanze.

Che confusione!

Anche l’osservatorio Nazionale del Turismo si accorge di altre mancanze, in questo caso di alcune tipologie di attività ricettive che sfuggono totalmente alle rilevazioni ufficiali di presenze statistiche: dai dati dell’indagine campionaria sul turismo internazionale della Banca d’Italia e dalle rilevazioni di Unioncamere sulla popolazione italiana è ipotizzabile che le presenze nelle abitazioni private rappresentino un universo di dimensioni pari o superiori a quello rilevato ufficialmente, che conta 178 milioni di pernottamenti dei turisti internazionali e 285 milioni stimati di pernottamenti italiani.

Si dà i numeri!

Ci potremo forse consolare anche col fatto che per quanto concerne i consumi turistici sono considerate solo le voci di spesa relative all’alloggio e alla ristorazione. In realtà la spesa turistica è ben più ampia e trasversale a tutti i settori economici. Dai dati Unioncamere si stima, infatti, che per ogni euro speso nella ricettività se ne contano altri 3 in tutti gli altri settori economici. In questo modo il turismo è contato solo per un quarto della sua reale ricchezza che apporta ai territori.Grafico Spesa Turistica

Ma allora, dove sta la verità? Dovremo quindi essere contenti, o preoccuparci seriamente?

A voi la parola.

P.S. Per quanto mi riguarda, anche quando si parla di occupazione, mi viene sempre da sorridere quando sento affermare che “…la disoccupazione italiana a maggio è in diminuzione dello 0,2 % rispetto a quella del mese di aprile“ per via della ripresa economica e della situazione sempre più stabile dell’economia europea dopo la crisi dell’euro.” Non sarà invece perché con l’arrivo dei turisti si creano più possibilità lavorative stagionali, quindi anche precarie? Caliamo poi un velo pietoso sulle problematiche degli occupati irregolari…

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