Ogni modello sociale, che interessi scelte architettoniche e spaziali o economiche ecc ha come obiettivo soddisfare le esigenze di determinati target, questo è un dato di fatto.

In questo articolo vorrei analizzare come sono applicate tali architetture e strutture sociali all’interno di un contesto web e più generalmente informativo. Questo estratto di rifà  ad Information Architecture: Blueprints per il Web (Wodtke e Austin).

A livello progettuale la definizione di ambienti web strutturati in modo tale da rendere esprimibili le peculiarità di ogni individuo sono di difficile realizzazione, quindi richiedono un’approccio che consideri  e rispetti le esigenze delle diverse identità. Sappiamo che il comportamento e quindi l’atteggiamento delle persone è generato dal loro rapporto con l’ambiente, per il quale non sono realmente cambiate ma indirizzate verso un determinato scenario uso controllato. (equazione di Kurt Lewin)

Il lavoro di design, alle spalle di tutto ciò, dovrebbe quindi offrire un ambiente scientificamente strutturato in base alle più varie esigenze comunicative dell’utente, renderlo capace di mostrarsi con una identità univoca. Prendendo ad esempio vari social network (Orkut, myspace, QQ, Maktoob ) e nel dettaglio facebook possiamo cercare di capire cosa li renda ampiamente utilizzabili ed utilizzati. The Social Media Bible: Tactics, Tools, and Strategies for Business Success (Safko e Brake)

In simili architetture comunicative infatti viene immediatamente offerta la possibilità di crearsi un profilo, informazioni personali che rendono univoca l’identità dell’utente.

Tale identità, come quella reale deve comunque protrarsi nel tempo, identità reale ed ego virtuale cercano di accostarsi il più possibile fino a sovrapporsi, e spesso a confondersi. Ogni utente, come ogni persona, si identifica per quello che è, ed è tale per ciò che è stato e per la fama acquisita all’interno dell’ambiente della rete, vediamo quindi possibile tenere uno storico delle attività compiute.

I passi successivi vertono a ricreare il più fedelmente l’approccio che nella vita reale qualsiasi persona tende ad avere con altri individui, va da se che date le limitazioni sensoriali che il media web impone alle interazioni umane, si provi comunque a riprodurre situazioni riconoscibili ed in qualche modo utili. Tornando a facebook e confrontandolo ad altri social network, data di fatto l’identità virtuale dell’utente, che oggigiorno è equiparabile se non superiore a quella reale, vediamo  strutturate delle tecniche di gestione del flusso informativo tra utenti, di mantenimento della struttura e di interazione, elementi necessari in qualsiasi scenario reale.

Ad esempio notiamo come la conoscenza sia strutturata in sezioni evidenziabili nelle diverse sezioni dell’interfaccia, in modo univoco, l’utente è libero di scegliere in qualche modo il proprio percorso, verticalizzato qualora decida di approfondire la navigazione tramite link come se incuriosito da un argomento facesse continue domande al proprio interlocutore, trasversale qualora abbia una navigazione meno mirata come se camminando per strada ascoltasse le cose dette da altri.

Tali interazioni vengono poi rese durevoli tramite gli aggiornamenti e lo storico di ogni utente, tutto ciò in effetti denota una sorta di voyeurismo e di curiosità latente. Cercando di analizzare questo aspetto, premettendo appunto che sia del tutto umano il voler e dover conoscere, appare però evidente che le limitazioni inferte da un media web per quanto riguarda la “realtà” dell’interazione, diversamente accrescono lo spettro del fenomeno e creano esigenze informative diversamente inopinate.

Teoricamente gli utenti hanno necessità di mantenere traccia virtuale dei propri rapporti reali, conoscere persone che possono in qualche modo arricchirli, ma in breve subentra anche l’esigenza, definita in fase di progettazione da parte dei professionisti web, di mantenere l’attenzione su uno strumento che altrimenti, esaurito il proprio compito, perderebbe in efficacia.

Possiamo vedere allora applicazioni, quiz e quant’altro possa in qualche modo mantenere vivo l’interesse degli utenti all’interno del sito interessato.

Sono aspetti, questi, percepiti inconsciamente dall’utenza sebbene strumenti come i social network costituiscano oggigiorno importanti strumenti di pubblicizzazione tali da mostrarsi anche internamente in mirate fasi di promozione, quindi possiamo notare un certo livello di familiarità e di consapevolezza in fase di navigazione. A mio avviso l’importanza di tutto ciò è ravvisabile, appunto, non tanto nella valenza pratica che il servizio può offrire, quanto all’architettura informatica ad immagine di strutture sociali reali e ben definite.

Assistiamo ad interventi informativi tesi a ricoprire ed arricchire le potenze comunicative degli utenti, l’elemento primario quindi, ossia l’informazione, si connatura in modo duplice e bifrontale in ogni persona, la voglia di conoscere e la necessità di essere conosciuti. Oggigiorno, e facebook ne è un esempio lampante, qualora volessimo unire le esigenze di più utenti dovremo tentare di riprodurre strutture sociali reali, dobbiamo creare ambienti di confort nei quali l’impatto non è soltanto friendly ma si arricchisce di automatismi, snellendo l’interazione tra utenti.

Mi sento di suggerire che, premessa l’esigenza di ogni utente di mantenere traccia di se anche e semmai soltanto in qualità di ego virtuale, dobbiamo muovere passi precisi in tale direzione. Non dobbiamo inserire l’utente in uno scenario d’uso, o perlomeno non in prima istanza, ma dobbiamo creare una rete comunicativa adatta e poi creare innesti tali da renderla utile anche alle esigenze di professionisti web.

Dovremo riuscire a vedere subito l’utilità del progetto, permettere all’utenza di familiarizzare in un ambiante conosciuto, quindi rivolgersi a loro in modo da tracciarne gli usi, ed infine trarne i vantaggi teorizzati in fase di progettazione.

Possiamo quasi dire che si tratta, in effetti, più di uno studio sociologico che di semplici architetture web.




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