In questo articolo vorrei descrivere una dinamica a mio avviso spesso sottovalutata dai progettisti di interfacce Web e non solo, ossia l’effettiva valenza comunicativa di un’attento studio grafico in fase di elaborazione del progetto.

Le opinioni sono discordi, una frangia dei professionisti ritiene in qualche modo superfluo spendere del tempo nella definizione di dettagli e soluzioni grafiche particolari, un’altra, ossia la più ampia, altresì giustamente ritiene importante se non essenziale dedicare tempo ed attenzione ai dettagli di una comunicazione in definitiva più efficace.

In parole povere è provato da un ampio spettro di scenari d’uso reali quanto l’effettiva piacevolezza e bellezza di un progetto siano, in definitiva, utili alla reale usabilità di qualsiasi progetto; ossia bellezza come veicolo comunicativo e suggeritore di scelte opportune. Norman, Donald. Emotional Design. New York: Basic Books, 2004.

Strumenti come l’Eyetracking sono utili per analizzare, capire e mappare ciò che un utente osserva ed interpreta di un qualsiasi elaborato grafico, diversamente ricercatori del calibro di Jakob Nielsen ritiene che, almeno apparentemente, dai suoi studi e test su campioni di utenti non sia emersa un’effettiva attenzione al contenitore grafico, quindi comunicativo, delle interfacce web; altri denotano in tutto ciò una discrepanza di fondo, ossia un’impossibilità o comunque una preclusione indotta all’utente campione, di navigare visivamente il layout del test. Nielsen, Jakob. Eyetracking usabilità web. Fremont, CA: Nielsen Norman Group, 2006.

Infatti tali utenti campione venivano “interrogati” espressamente su un determinato problema in modo tale da spingerli alla ricerca di un determinato link o pulsante ma non a spaziare all’interno dell’ambiente web.

Si tratta di interazioni brevi, anzi istantanee su cui ancora non si hanno certezze, ma tramite gli studi dei primi anni del 20° secolo ed i successivi sappiamo che l’occhio umano recepisce gran parte delle informazioni contenute in una pagina web nei primi 50 millisecondi, qualsiasi utente quindi a livello inizialmente inconscio analizza velocemente l’interfaccia e ne ottiene una qualche impressione, che se di fiducia o positiva, lo indurrà a rimanere nella pagina e ad approfondire la ricerca.

Ma perchè le cose belle ed interessanti lavorano meglio?

Stiamo parlando di percezioni affettive di tipo bottom-up, ossia brevi messaggi inviati dalla parte inferiore del cervello, ossia quella istintiva, a quella superiore che a sua volta elabora ed invia in fase top-down i medesimi input rielaborati e strutturati.Le impressioni affettive seguono un processo elaborativo sintetizzabile in una fase “viscerale” (quella istintiva appunto), comportamentale e quindi riflessivo.

  1. La fase viscerale percepisce velocemente il bello ed il brutto, quindi occorreranno secondi o minuti per divenire consapevoli di tale scernita.
  2. La fase comportamentale è quella studiabile, ossia quella in cui vediamo l’utente nell’atto di ricerca ed osservazione del sito, ed è qui che possiamo agganciare tecniche di Eyetracking.
  3. La fase riflessiva deriva poi dal contesto culturale, artistico ed emotivo dell’utente stesso, come esso sia prossimo ad esperienze del genere, il suo livello percettivo.

Volendo fare un distinguo sui trend dei siti web in una prima fase è però opportuno distinguere tra le soluzioni grafiche definibili “classiche” e quelle definibili “espressive”.

  • Le prime conciliano in modo molto evidente e friendly esigenze tecniche a scelte grafica minime e comunque riconoscibili nel bagaglio grafico e cognitivo di un qualsiasi utente, un sito fra tutti può essere quello di facebook in cui ogni sezione è riconoscibile grazie all’esperienza web di ogni utente o comunque i messaggi cognitivi sono veicolati da input bottom-up semplici e facilmente assimilabili, la cromia è scarna e minima, non è richiesto uno sforzo particolare e tutto è finalizzato al solo utilizzo. Persuasive Technology Lab di Stanford. ” Linee guida per la credibilità Stanford web . “2004.
  • Diversamente altri siti, meno friendly nella misura in cui un utente prima inconsciamente e poi consciamente è spinto a riflettere ed elaborare messaggi visivi non semplici, seguono trend stilistici e grafici e forse meno facilmente conciliano esigenze tecniche definite in fase di progettazione; in questi scenari le percezioni dell’utente sono sensibilmente ampliate, i messaggi si sommano e sebbene l’impatto crei un approccio decisamente più potente, la “digestione” dell’intero progetto richiede più tempo poiché le limitate seppur ampie facoltà percettive di un uomo, sebbene sia abituato, non permettono un’assimilazione immediata e globalmente esaustiva. ( http://www.sigur-ros.co.uk/ )

In conclusione mi sento di dire che, come spesso avviene in certe situazioni in cui in realtà non si nota nessun tratto dominante, se non eventualmente limitando il campo d’indagine a scenari limitati o a target specifici e zone geografiche particolari, sia opportuno conciliare entrambi gli aspetti. L’elemento ed il distinguo essenziali da produrre in fase di planning sono una percezione mirata ad hoc verso l’utente dell’elaborato che andremo a fare, dobbiamo sempre valutare quando e quanto un’approccio nell’insieme più “espressivo” possa concretamente accrescere il grado comunicativo di un sito web, quando tutto ciò possa rivolgersi ad un utente e quanto tale percezione possa dirsi duratura o prettamente approssimativa per quello che riguarda quei primi 50 millisecondi di cui ho parlato.

Va lasciata scivolare l’estetica all’interno delle nostre architetture web, utilizzarla con consapevolezza ma riconoscendo sempre, in essa, la chiave del successo di un sito web come di qualsiasi altro elaborato, dobbiamo vederla come mezzo e fine.

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